Inforco la bicicletta e raggiungo il rifugio del Maestro: è in giardino e si gode uno dei massimi momenti di creatività che la vita gli concede ancora: potare i potus.
Dal crinale faggioso, il mio paese sembra una Luger (*) adagiata su di un tavolo da roulette; questo è lo sfondo su cui avrà luogo il nostro antico, salvifico, consolatorio dialogo/rituale.
Rami, germogli e foglie trucidati a terra: piantare potus in mezzo ai faggi, ad essere sinceri, è come portare un ippopotamo tra gli orsi bianchi: umidità se ne trova ma l’atmosfera di base è un po’ diversa. Tutto si spiega col nostro il bisogno di simulare attività di uso comune: io col ciclismo, lui col giardinaggio; entrambe svolte con risultati ignobili. Non serve salutarci:
-Maestro- saluto timido
-che vuoi?-
-cos’è un abbraccio?-
-…il miglior modo per vanificare la distanza fisica tra due cuori -
Ecco.
Tra domanda e risposta saranno passati si e no quattro secondi. Il responso è valso mezz’ora di arrampicata in bici e mezzo litro di sudore.
Sfreccio come un novello Bartali tra le vie di Santa Fè ed arrivo sgommando all’edicola: sulla Gazzetta c’è l’apertura sul Giro d’Italia ma più avanti, davanti ai giornali porno, c’è Tony Vizioso che sbircia un dvd intitolato “Love in an elevator”:
- oh Antonio, lo sai che quello era il titolo di una canzone degli Aerosmith? -
- importasega, io ascolto solo Raf -
- bene: secondo te che cos’è l’abbraccio? – ribatto veloce.
Lui ci pensa, mi guarda male e gira il dvd. Sul retro un collage di immagini sequenziali richiama l’idea di pellicola. Con l’indice scorre tutti quei fotogrammi di sesso in posizione verticale e dice:
- sopra si abbracciano tutti; a me interessa quello che avviene sotto, dalla vita in giù -.
Si volta, paga ed esce senza dvd.
Ecco.
(*) pistola crucca esteticamente ideale per il suicidio